ALMENNO SAN SALVATORE – CHIESA DI SAN GIORGIO

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ALMENNO SAN SALVATORE - CHIESA DI SAN GIORGIO

 

Testo: Mario Colombo
Foto: Mario Colombo

 

La chiesa di San Giorgio ad Almenno san salvatore è un edificio romanico a struttura basilicale a tre navate, risalente al XII secolo.
Non c’è una documentazione certa sulla sua fondazione; l’unica data sicura è il 1171, quando risulta che la chiesa esisteva già fondata dal vescovo di Bergamo, l’unico in grado di sostenere la costruzione di un edificio ecclesiale in un territorio a lui sottoposto, per rispondere alle nuove esigenze devozionali e liturgiche di una popolazione in crescita.
La chiesa fu costruita in due momenti, come si può notare dalla diversità dei materiali e delle tecniche utilizzate: migliori e più curati nella prima tessitura muraria in arenaria rispetto alla seconda in borlanti.
San Giorgio visse il suo periodo migliore dalla seconda metà del XIV secolo alla prima metà del XV. L’aumento della popolazione, le lotte tra i guelfi di Lemine Superiore e i ghibellini di Lemine Inferiore avevano indebolito la posizione della Pieve, spingendo a privilegiare San Giorgio così che,  sebbene non avesse il rango di parrocchia o di canonica e fosse una chiesa sussidiaria della Pieve di Lemine, ne assunse, a partire dal ’300, gradualmente le funzioni fino a sostituirsi ad essa.
Nella prima metà del ’400 San Giorgio era divenuto il centro non solo dell’attività religiosa, ma anche un punto di incontro della comunità per la trattazione di affari di ordine civile. Alla chiesa si appoggiò anche una confraternita di civili devoti, chiamati Disciplini o battuti. San Giorgio subì, assieme al suo territorio, le conseguenze disastrose delle lotte tra guelfi e ghibellini che vide questi ultimi perdenti, ed entrò nell’oblio dopo il 1443, quando la Repubblica di Venezia sterminò molti ghibellini ed esiliò i pochi sopravvissuti. La nascita di nuove parrocchie, lo sviluppo di nuovi agglomerati rionali, la suddivisione di Lemine, ormai Almenno, nei due comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo, emarginarono San Giorgio fino all’età contemporanea.
Durante la peste manzoniana del 1630  San Giorgio, in posizione isolata con il suo piccolo cimitero, divenne la Chiesa dei Morti, mantenendo questa funzione anche dopo la fine della peste, con una devozione e una attenzione maggiore per la manutenzione dell’edificio, così che gli affreschi superstiti si salvarono.
Solo a partire degli anni 50 del secolo scorso si riaccese l’interesse storico-artistico verso San Giorgio di cui si iniziarono a riscoprire e rivalutare gli affreschi come uno dei più importanti esempi di arte nell’area lombarda. Uno dei più appassionati ed esperti cultori degli affreschi di San Giorgio fu don Angelo Rota.
La struttura della chiesa é tipica dello stile romanico lombardo: impianto a basilica ad asse longitudinale ad andamento rettangolare.
La facciata presenta una doppia coloritura dovuta ai diversi materiali usati nelle due fasi di costruzione dell’edificio: la parte inferiore in blocchi di arenaria ben squadrati e la parte superiore in materiale meno nobile, calcareo e di colore chiaro quasi bianco. L’abbinamento dei due colori, forse un unicum nell’architettura sacra, testimonia i due momenti costruttivi senza nulla togliere alla bellezza dell’edificio. 
Sopra la porta d’accesso fu aperta, in tempi successivi, una finestra incorniciata in alto da un corso di mattoni rossi che crea una tricromia che movimenta la facciata. A quest’ultima fu aggiunto nel XVIII secolo un piccolo portico,  abbattuto all’inizio del ’900.
Le pareti laterali esterne dell’edificio: in basso blocchi di arenaria, in alto , borlanti di fiume, disposti a lisca di pesce.
Il disegno dell’abside è di grande eleganza e leggerezza per le sottili colonnine che delimitano le nicchie e incorniciano le finestrelle.
Sul lato nord della chiesa in epoca napoleonica fu realizzato un cimitero, un piccolo spazio aperto con lapidi e cappellette. L’esito complessivo è di grande fascino.
All’interno si aprono tre navate, quella al centro più ampia e più elevata rispetto a quelle laterali, divise da tre archi longitudinali poggianti su pilastri a sezione rettangolare, senza basi e capitelli, con semplici modanature.
Lo spazio ecclesiale si conclude con il transetto e con l’abside.
L’abside é alleggerito da tre eleganti finestrelle a doppio sguancio, che danno luce e contribuiscono con un chiarore tenue al gioco di ombre che rende più misteriosa la lettura di quel che resta della Maiestas Domini.
Dalle finestre sulle pareti laterali piove una luce diafana appena sufficiente ad illuminare lo sviluppo degli affreschi che coprono le pareti.

San Giorgio è ricca di bellissimi affreschi realizzati in diversi periodi storici, che costituiscono il più importante complesso pittorico medievale della bergamasca. I più antichi sono gli affreschi dell’abside anche se rimangono i più rovinati e sono praticamente illeggibili. Essi rappresentano un Cristo Pantocratore con 4 evangelisti e sono del XII-XIII secolo. Poi del 1388 vengono realizzati altri affreschi, San Giorgio e il drago con la principessa, la Madonna con Bambino e S.Alessandro (patrono di Bergamo) in veste di cavaliere.

 

 

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7

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